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Congedo parentale: i diritti dei padri lavoratori

Negli ultimi anni, in Italia, diverse normative che interessano i lavoratori di entrambi i sessi sono state aggiornate. Non una vera e propria riforma del lavoro, bensì un adeguamento che segue i cambiamenti di ordine sociale.

La società evolve, le coppie seguono parametri di vita diversi rispetto a un tempo, e quando si lavora in due è necessario ripensare i carichi e le responsabilità familiari, in special modo quando nascono figli.

Per tale motivo, nel corso del tempo, è stato anche aggiornato il piano dei congedi parentali, che un tempo erano dedicati solo alle neo mamme lavoratrici dipendenti.

Oggi i padri non sono solo un elemento di presenza discontinua quando si tratta di restare a casa col bebè, preparare la pappa o cambiare i pannolini. L’era moderna ha apportato anche un benefico cambiamento in seno alla tradizione secolare che ha sempre indicato nel genere femminile l’unico responsabile di questo tipo di attività.

Lavori e stai per diventare padre? Puoi contare su alcuni diritti acquisiti, che ti permetteranno di usufruire del cosiddetto congedo parentale alla nascita di tuo figlio, o se in casa è entrato a far parte del nucleo familiare un minore adottato o in affidamento.

Leggi i prossimi capitoli per scoprire le normative in vigore, su cosa hai diritto, quando e come.

Congedi parentali per i padri lavoratori

Il congedo parentale per paternità consta di due diverse tipologie. Esiste infatti il congedo parentale obbligatorio e quello facoltativo.

È bene rammentare, però, che se ambedue i genitori lavorano, i benefici alcune volte possono essere cumulabili a quelli della genitrice, oppure solo in sostituzione. Nel secondo caso significa che se uno dei due genitori sceglie di restare a casa ad accudire la prole, l’altro non potrà fare altrettanto.

Di seguito ecco l’elenco di tutti i diritti acquisiti dai padri lavoratori dipendenti:

  • Congedo obbligatorio di paternità
  • Congedo facoltativo
  • Congedo parentale
  • Congedo in caso di malattia dei figli minori
  • Giorni di riposo per allattamento concessi anche ai padri

Approfondiamo quindi le singole voci per comprendere meglio di cosa si tratta e il meccanismo che si attiva quando si diventa padri lavoratori dipendenti.

Congedo di paternità obbligatorio

Questo tipo di congedo è obbligatorio, e il periodo di astensione dal lavoro si deve esercitare entro i primi cinque mesi dopo la nascita, l’affidamento o l’adozione di un bambino.

Questo è uno dei casi che si sommano al diritto della mamma lavoratrice, quindi entrambi i genitori hanno la possibilità di restare in casa con neonato o con il bimbo adottato o preso in affidamento.

A stabilire queste regole è la Legge 92/2012, che regola questo genere di agevolazione per i genitori.

Le norme più importanti in relazione al congedo di paternità obbligatorio sono le seguenti:

  • Il congedo obbligatorio è pari a 7 giorni anche non continuativi per essere presenti durante  il parto, o per seguire l’iter di adozione  o affidamento che siano avvenuti a partire dal primo gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020.
  • L’indennità giornaliera riconosciuta dall’INPS è pari al 100% della retribuzione di tipo ordinario

Congedo facoltativo

Dopo la nascita, l’affidamento o l’adozione, i padri hanno diritto a uno o due giorni di congedo facoltativo, da scegliere anche non continuativamente, a patto che la mamma lavoratrice, a sua volta, non abbia chiesto di usufruire del pari numero di giorni sfruttando quelli riconosciuti per il congedo di maternità.

Se il padre lavoratore chiede il congedo facoltativo, si verificherà l’anticipazione del termine del congedo post partum, e la data finale sarà determinata dal numero di giorni richiesti dal neo papà.

Come nel caso del congedo obbligatorio di paternità, anche quello facoltativo deve essere chiesto entro 5 mesi dalla nascita o dell’entrata a far parte del nucleo familiare di un bimbo adottato o in affidamento.

La retribuzione riconosciuta sarà sempre pari al 100% di quella ordinaria.

Congedo parentale

Il congedo parentale segue regole speciali. Entrambi i genitori lavoratori dipendenti possono chiedere un periodo di sospensione dal lavoro fino a un massimo di sei mesi entro i primi 12 anni del minore e non può superare in alcun caso i 10 mesi sommando il diritto acquisito da entrambi i genitori.

Solo se il papà dovesse usufruire del congedo parentale per un periodo complessivo di tre mesi o meno, si eleva il diritto a 11 mesi.

In questo caso la retribuzione non sarà erogata al 100% ma segue regole diverse, come di seguito elencate:

  • Entro i primi sei anni di età del figlio la retribuzione media giornaliera sarà calcolata al 30%
  • Dall’età di 6 agli 8 anni dei figli la retribuzione sarà calcolata al 30% a patto che il reddito personale di chi richiede l’agevolazione sia inferiore di 2,5 volte rispetto all’importo minimo pensionistico annuale e solo a patto che ambedue i genitori non abbiano già richiesto e usufruito del congedo nei primi sei anni per il periodo massimo consentito pari a sei mesi
  • Se il minore ha un’età tra gli 8 e i 12 anni non si ha diritto all’indennizzo

Congedo per malattia dei figli

Secondo la normativa in vigore, all’articolo N° 47 della Legge 151/2001, ai neo genitori è concesso di usufruire, ma alternativamente, del congedo parentale in caso di malattia dei figli e fino al verificarsi della totale guarigione dei figli che abbiano un’età fino a 8 anni.

Di seguito ecco le principali norme sulla modalità di fruizione e sulla durata del congedo dal lavoro:

  • Nessun limite di tempo se il bambino ha fino a 3 anni
  • Entrambi i genitori possono usufruire di un congedo fino a un massimo di 5 giorni lavorativi l’anno se i figli hanno tra i 3 e gli 8 anni

ATTENZIONE: nel caso specifico, si può astenersi dal recarsi sul posto di lavoro dopo aver adeguatamente avvertito l’azienda e si ha diritto a ricevere sempre l’approvazione, ma è bene rammentare che non si riceverà retribuzione.

Congedo per allattamento anche per i neo papà

Si potrebbe pensare che il congedo dal lavoro per allattamento sia un’agevolazione espressamente dedicata alle neo mamme. Invece anche i padri hanno diritto al congedo parentale per allattamento.

Il motivo è semplice da spiegare: durante i primi cinque mesi di vita del neonato, molte possono essere le esigenze che portano i genitori a doverlo accudire. Ecco quindi che, pur essendo denominato “Congedo per allattamento”, si tratta a tutti gli effetti di una misura che agevola entrambi i genitori e anche le mamme che, per varie ragioni, non allattano al seno.

Il congedo è riferito a un massimo di due ore al giorno, e i neo padri possono usufruirne a patto che si presenti una delle seguenti situazioni:

  • Se la mamma lavoratrice dipendente decide di non avvalersi del congedo per allattamento
  • In caso di affidamento esclusivo di un figlio dopo la sentenza di divorzio
  • Nel caso in cui la genitrice sia una lavoratrice autonoma
  • In caso di morte della madre del minore
  • Nei casi di sopravvenuta malattia grave della mamma del bambino

Riferimenti normativi

Per approfondire le norme contenute nella Legge 92/2012 clicca sul seguente link: Gazzetta Ufficiale – Legge 28 Giungo 2012 N° 92

Emilia Urso Anfuso

Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica. Scrive per Libero: politica, economia e attualità. Collabora con altre testate di informazione nel settore della macro economia. Collabora con consumatori.blog e assistenza-clienti.it. Fondatrice e direttore responsabile, dal 2006, del quotidiano di informazione online: www.gliscomunicati.com Scrittrice: i suoi libri sono in vendita su Amazon.

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