Lo stato di emergenza sanitaria, oltre a metter tutti in stato di preoccupazione e di allerta, ha provocato un vero tsunami in ogni settore e non solo di tipo economico per la crisi causata dallo stop delle attività produttive durante il lockdown.

I problemi da affrontare a livello nazionale sono molti e tutti di non facile soluzione, in special modo nei settori più importanti per la nazione, come il comparto della scuola e quello del lavoro, le colonne portanti di ogni sistema progredito e civile.  

Proprio per ciò che concerne il lavoro, da qualche tempo si sente parlare di “lavoratori fragili” ed in particolar modo dal 4 Settembre 2020, quando è stata pubblicata una circolare congiunta dal Ministero del Lavoro e dal Ministero della Salute sul tema della sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro per il contenimento del rischio di contagio da SARS-CoV-2.

Questa circolare ha chiarito cosa s’intende con questo termine, quali tipi di patologie determinano questo stato di fragilità e come esso deve essere certificato.

Affrontiamo questo tema importante con un approfondimento che spazia dalla spiegazione sulla terminologia passando dalle normative in vigore e su come si deve certificare lo stato di fragilità del lavoratore.

Lavoratori fragili: chi sono?

Con l’esplosione della pandemia a livello planetario, e con le conseguenti misure intraprese a livello nazionale per contenere la diffusione dei contagi, è stato necessario prevedere – a livello governativo – una lunga serie di provvedimenti e regolamentazioni atte ad arginare gli effetti della presenza sul nostro territorio del Coronavirus.

Il settore del lavoro, così come quello della scuola, sono i due pilastri fondamentali per la nazione, e mai come in questo momento storico sono al centro del dibattito politico e popolare nazionale.

Dopo il lungo periodo di lockdown, anche denominato Fase1, la riapertura delle attività produttive ha permesso il riavvio, seppur a rilento, del sistema economico nazionale.

Nel frattempo lo “smart working” è divenuto una realtà anche nel nostro paese, tra gli ultimi a introdurlo nel sistema produttivo tra gli Stati europei, e ora che si parla nuovamente di curva dei contagi in salita, di nuovi Dpcm che contengono restrizioni della libertà dei cittadini atte a tenere sotto controllo la diffusione del virus, è importante comprendere meglio il significato del termine lavoratore fragile.

Per “lavoratore fragile” s’intende il lavoratore affetto da patologie croniche che in caso di contagio da Coronavirus può rischiare di ammalarsi gravemente, alimentando il livello di rischio di decesso.

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Patologie che determinano lo stato di lavoratore fragile

Il cuore del discorso, quindi, si focalizza sul tipo di malattie croniche di cui il lavoratore è affetto.

Non tutti i tipi di patologie, infatti, determinano questa situazione, ed è bene rammentare che la cronicità è un altro punto fondamentale della questione.

Ecco l’elenco delle patologie croniche e trattate farmacologicamente che portano al riconoscimento dello stato di lavoratore fragile:

  • Disturbi cardiovascolari
  • Malattie polmonari e del sistema respiratorio
  • Stati d’immunodepressione congenita o acquisita
  • Malattie oncologiche
  • Patologie renali
  • Disabilità grave certificata

La determinazione delle patologie che mettono a maggior rischio gli individui che ne sono affetti in caso di positività al SARS-CoV-2 è stata possibile attraverso l’analisi delle persone decedute dopo essersi ammalate di COVID-19 e si è potuto verificare quanto segue:

  • il 96% dei deceduti presentavano una comorbilità e nello specifico il 13,9% aveva una patologia, il 20,4% due patologie, il 61,8% tre o più patologie.
  • nella maggior parte dei decessi le patologie riscontrate con maggior frequenza erano di tipo cronico e degenerative a carico dell’apparato cardiocircolatorio, respiratorio, renale e da malattie dismetaboliche.
  • altre comorbilità che sono state verificate dopo il decesso sono quelle a carico del sistema immunitario e le malattie oncologiche

ATTENZIONE: nessuna correlazione è stata stabilita in base al criterio di età. Ciò significa che il lavoratore non rientra nella fascia del lavoratori fragili solo sulla base dell’età avanzata se non esiste uno stato di salute compromesso dalle patologie croniche elencate in precedenza.

Chi e come deve certificare lo stato di lavoratore fragile

Questa nuova situazione ha creato un po’ di sgomento tra i lavoratori, perché non a tutti è chiaro il significato di lavoratore fragile e nemmeno la modalità attraverso la quale è possibile dimostrare di esserlo.

I lavoratori che intendono presentare l’istanza per il riconoscimento della condizione di fragilità, devono esprimere questa volontà al datore di lavoro, che proporrà al lavoratore una visita presso il medico che si occupa di sorveglianza sanitaria all’interno dell’impresa.

Nel caso in cui questo non fosse possibile, si chiederà al dipendente di recarsi presso l’INAIL, presso la ASL o presso uno dei dipartimenti di medicina del lavoro o di medicina legale presenti nelle Università per sottoporsi accertamenti medici necessari per ottenere il certificato medico legale.

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La visita medico legale

Al medico legale il lavoratore dovrà spiegare in maniera dettagliata:

  • Le proprie mansioni lavorative
  • La descrizione della postazione lavorativa (se il distanziamento sociale è possibile, il numero di lavoratori nella stessa stanza etc…)
  • Le misure adottate dall’azienda per contenere il rischio di contagio da SARS-CoV-2 secondo le norme stabilite dal protocollo condiviso del 24 aprile 2020

Se l’esito sarà di idoneità al lavoro in azienda, saranno forniti consigli e indicazioni per cautelare al massimo la salute del lavoratore sul luogo di lavoro.

L’inidoneità invece è approvata solo nei casi in cui non esistano soluzioni alternative, e quindi si rende necessario collocare il lavoratore in smart working.

ATTENZIONE: la visita medico legale potrà essere ripetuta periodicamente e secondo l’andamento e l’evoluzione della situazione epidemiologica.

Riferimenti