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Lavoratrici dipendenti e maternità: le normative in vigore

Gravidanza, maternità e lavoro dipendente: in Italia esistono alcune normative che permettono alle lavoratrici dipendenti del settore privato di poter usufruire di una serie di agevolazioni che permettono di poter beneficiare di periodi di astensione dal lavoro con il fine di consentire il naturale svolgimento della vita quotidiana  e delle cure necessarie alla mamma e al bambino, in special modo durante il primo periodo post parto.

In questa guida affrontiamo tutti gli aspetti di questo periodo della vita per le lavoratrici dipendenti che entrano in maternità, approfondendo temi quali: la maternità obbligatoria, quella facoltativa e la maternità anticipata.

Scandaglieremo anche altri aspetti, come quello relativo ai lavori a rischio per le donne lavoratrici in stato di maternità. La durata del periodo di congedo, il calcolo delle indennità, chi deve pagare e le novità introdotte con la Legge di bilancio 2019, completano il quadro, molto articolato, di questo particolare tema importante per tutte le lavoratrici dipendenti.

Congedo di maternità: cos’è

Con il termine congedo di maternità si indica un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro dedicato alle lavoratrici dipendenti del settore privato, e che si applica durante il periodo della gravidanza e quello del puerperio, che abbraccia il lasso di tempo tra il momento del parto e il ritorno alla normalità dell’organismo della neo mamma.

La lavoratrice dipendente durante questo periodo di astensione obbligatoria dal lavoro percepisce – in sostituzione della retribuzione ordinaria – un’indennità calcolata secondo i casi in maniera diversa e in percentuale rispetto allo stipendio ordinario.

La stessa indennità è corrisposta, per legge, anche in caso di affidamento o adozione di minori.

Nel caso in cui la neo mamma non sia nella condizione di poter beneficiare delle agevolazioni previste dal congedo di maternità, il diritto – compresa la relativa indennità – spetta al padre. In tal caso si parla di congedo di paternità.

Si parla infatti, e da tempo, di congedo parentale proprio perché esistono casi in cui è il padre a ottenere le agevolazioni previste dalle norme in vigore.

Chi ha diritto al congedo di maternità

Le agevolazioni previste per legge per le lavoratrici in maternità spettano a determinate categorie, che sono le seguenti:

  • lavoratrici dipendenti assicurate presso l’Inps anche per la maternità
  • lavoratrici assicurate ex IPSEMA
  • lavoratrici apprendiste, operaie, impiegate e dirigenti che hanno un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo

Tale congedo spetta anche alle donne disoccupate o sospese se ricorre anche una sola delle seguenti condizioni (secondo quanto detta l’art. 24 del Testo Unico):

  • quando il congedo di maternità è iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro
  • quando il congedo è iniziato oltre i 60 giorni ma continua a sussistere il diritto all’indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione
  • donne in stato di disoccupazione che nel corso dei due anni precedenti alla maternità hanno svolto lavori che sono esclusi dal contributo per la disoccupazione, sussiste il diritto alle agevolazioni previste ma a condizione che il congedo di maternità sia iniziato entro 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro. Non basta, perché la legge prevede anche che, nei due anni precedenti, siano stati versati all’Inps 26 contributi settimanali.
  • lavoratrici agricole con contratto a tempo indeterminato o indeterminato a patto che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualifica di bracciante. Questa qualifica deve essere comprovata attraverso l’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo
  • lavoratrici del settore domestico e familiare, colf e badanti, che abbiano maturato – nell’anno precedente all’inizio del congedo di maternità – 26 contributi settimanali oppure 52 nei due anni precedenti
  • lavoratrici a domicilio
  • lavoratrici che operano nel settore delle attività socialmente utili (LSU o APU)

ATTENZIONE: il congedo di maternità non spetta alle lavoratrici delle  Amministrazioni Pubbliche, comprese quelle che sono dipendenti dagli enti soppressi Inpdap ed Enpals, in quanto esse sono tenute agli adempimenti previsti verso l’amministrazione pubblica dalla quale dipendono

Maternità obbligatoria

Il periodo di congedo per maternità è obbligatorio per le lavoratrici dipendenti, ed è l’Inps stesso a rammentarlo.

Dal 2019 nella legge di bilancio sono state introdotte misure che rendono più flessibile la normativa di riferimento, permettendo – per esempio – alle lavoratrici, di usufruire delle agevolazioni anche a partire da due mesi prima e fino a tre mesi dopo rispetto alle normative precedenti.

Maternità facoltativa

Dopo la nascita, l’adozione o l’affidamento di un minore, nei primi 12 anni di vita del bambino la madre lavoratrice dipendente ha diritto di chiedere al datore di lavoro un periodo di maternità che in gergo è denominato congedo parentale o maternità facoltativa.

Questo periodo ha una durata di sei mesi e può essere applicato esclusivamente ai lavoratori con contratto di lavoro dipendente in corso.

Nei casi previsti, anche la maternità facoltativa può essere spostata, di diritto, al padre lavoratore dipendente.

ATTENZIONE: nel caso di mono genitorialità la durata, per legge, del periodo della maternità facoltativa è estesa a 10 mesi.

Maternità anticipata

Quando la gestazione è a rischio, la lavoratrice ha diritto di chiedere al datore di lavoro la maternità anticipata, o come si dice in gergo tecnico, alla forma di interdizione anticipata di maternità.

Esistono tre condizioni che obbligano la lavoratrice a questo tipo di scelta:

  • Quando durante la gravidanza si presentano complicazioni che possono mettere a rischio la salute del bambino e della mamma
  • Se le condizioni di lavoro possono nuocere alla gestante o al nascituro
  • Nei casi in cui la lavoratrice in stato di gravidanza operi in contesti pericolosi, faticosi o in generale poco sani

Tutte le lavoratrici del settore privato, pubblico e anche chi svolge lavori occasionali o a progetto, che durante i primi sette mesi, si trovino in una di queste situazioni possono chiedere l’astensione anticipata dal lavoro.

Questa norma consente anche alle libere professioniste iscritte alla gestione separata dell’Inps di congedarsi anticipatamente dal lavoro: la salute viene prima di ogni altra cosa.

Quali sono i lavori a rischio per la gravidanza

A questo punto è doveroso chiarire quali sono i lavori che possono mettere a rischio la gestazione.

Si tratta di lavori che, per la loro natura, portano a stare in contatto con sostanze chimiche, oppure obbligano a dover sollevare pesi, oppure a permanere in ambienti poco salubri.

A chi va inviata la richiesta di maternità anticipata

Esistono casi diversi che prevedono il diritto di ottenere il congedo anticipato dal lavoro. Ecco i casi e a chi va inviata la richiesta:

  • Se sono presenti problema di salute: la domanda deve essere presentata alla Asl.
  • Se i rischi sono legati all’ambiente di lavoro insalubre: è necessario rivolgersi al Servizio ispezione del lavoro della Direzione territoriale del lavoro corrispondente alla residenza anagrafica della lavoratrice

Nel paragrafo seguente, ecco tutte le informazioni sui documenti da presentare contestualmente alla domanda.

Documenti necessari per chiedere la maternità anticipata

Nel caso in cui la richiesta dipenda da problemi di salute è necessario recarsi presso la ASL competente territorialmente, portando con sé il certificato redatto da un ginecologo che confermi la gravidanza a rischio, con minacce di aborto spontaneo o perché è presente una pregressa patologia.

Se invece la richiesta è fatta a causa dell’incompatibilità tra stato di gravidanza e ambiente di lavoro, la richiesta va presentata alla Direzione territoriale del lavoro. L’istanza può essere inoltrata dal datore di lavoro o dalla lavoratrice e va sempre allegato il certificato ginecologico.

Quando lo specialista in ginecologia è tra quelli accreditati con il SSN – Sistema Sanitario Nazionale – basta presentare questo documento per far scattare il diritto al congedo anticipato a partire dalla data del certificato.

Se ci si avvale della consulenza medica di un ginecologo privato è possibile che il servizio ispettivo esegua accertamenti. Se non si ottiene una risposta entro 7 giorni la domanda si può ritenere approvata.

ATTENZIONE: durante il periodo di maternità anticipata la lavoratrice non è soggetta alle visite fiscali e per passare al congedo obbligatorio sarà necessario presentare una nuova domanda.

Quanto si percepisce durante il congedo

Esistono situazioni diverse e che dipendono dal tipo di congedo spettante.

Per ciò che riguarda lo stato di maternità obbligatoria o quella anticipata, viene erogato l’80% della busta paga giornaliera calcolata sull’ultima busta paga percepita nel periodo precedente il congedo. Dal calcolo sono esclusi i giorni festivi e le domeniche.

Nel caso in cui si tratta di congedo per maternità facoltativa, l’indennità viene calcolata con un sistema diverso. Durante i primi sei anni di vita del minore si riconosce il 30% della busta paga giornaliera calcolata sempre sull’ultima percepita.

ATTENZIONE: nel secondo caso e nel periodo che va dagli 8 ai 12 anni del minore, non si ha diritto a percepire l’indennità.

Chi paga il congedo di maternità

Solitamente è il datore di lavoro che anticipa in busta paga l’indennità di maternità, che gli verrà poi restituita dall’Inps attraverso gli sgravi contributivi.

Solo alcune categorie di lavoratrici hanno diritto al rimborso diretto da parte dell’Inps, e sono:

  • Le lavoratrici saltuarie o a termine del settore dello spettacolo
  • Le operaie agricole
  • Le lavoratrici stagionali
  • Le lavoratrici domestiche e familiari (colf e badanti)
  • Le disoccupate che al momento del congedo dal lavoro hanno maturato i medesimi diritti delle donne occupate

Covid-19: cosa prevede il DL Rilancio

Per rispondere alle criticità che si sono presentate dopo l’avvento dell’emergenza sanitaria, il governo italiano ha inserito nel DL Rilancio una serie di misure per agevolare anche i genitori lavoratori dipendenti e autonomi.

Dipendenti del settore privato

Fino al 31 Luglio, per i genitori con figli di età non superiore ai 12 anni, il congedo straordinario può essere frazionato – di massimo 30 giorni – o continuativo.

In tal caso l’indennità che viene riconosciuta è pari al 50%  della retribuzione.

Se i figli sono disabili gravi, con certificazione secondo le norme della Legge 104/1992, decadono i limiti di età e il congedo è un diritto anche nel caso in cui i figli disabili siano ospitati nei centri diurni a carattere assistenziale.

Lavoro autonomo

Fino al 31 Luglio i lavoratori autonomi del settore privato genitori di figli al di sotto dei 12 anni hanno diritto al congedo straordinario continuativo o frazionato con l’erogazione di un’indennità pari al 50% della retribuzione convenzionale.

Questo calcolo viene effettuato sulla base della retribuzione convenzionalmente stabilita per legge ogni anno e tenendo conto del tipo di lavoro.

Riferimenti normativi

Cliccando sui pulsanti di download si possono scaricare i documenti ufficiali dei riferimenti normativi citati in questa guida

Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro:

DL 151/2001:

Legge di Bilancio 2019:

Emilia Urso Anfuso

Giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica.
Scrive per Libero - edizione in edicola - di politica, economia e attualità.
Collabora con altre testate di informazione nei settori della macro economia e del fisco.
Scrive per consumatori.blog, assistenza-clienti.it e lavoratori.blog.
Fondatrice e direttore responsabile, dal 2006, della testata giornalistica di informazione online: www.gliscomunicati.it
Sociologa.
Esperta di comunicazione.
Scrittrice: i suoi libri sono in vendita su Amazon.

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