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Come diventare insegnante di scuola media: formazione, abilitazioni, lavoro e salario

Il lavoro dell’insegnante non si limita ad un’attività di trasmissione di informazioni e notizie, ma deve svolgere anche le funzioni di sociologopsicologo ed educatore.

Insegnare non è un lavoro semplice, soprattutto in epoca moderna. Infatti, la tendenza dilagante è il ridimensionamento del ruolo svolto dalla famiglia che, spesso, è secondario rispetto alle istituzioni scolastiche e al corpo docente. Essa si rivela, di frequente, disgregata e assente e, inoltre, altro fattore complicante è il controverso rapporto con i genitori. Più gli alunni sono problematici, più il rapporto dell’insegnante con i rispettivi genitori è complesso. I genitori, infatti, tendono sempre più a non accettare i limiti dei propri figli facendo ricadere i loro insuccessi o i loro comportamenti poco opportuni sull’insegnante, come se fosse colpa sua.

Sembrano lontani i tempi in cui se a scuola si veniva ripresi o si prendeva un brutto voto, a casa si riceveva “il resto”. Oggi, l’inversione di tendenza può condurre nel peggiore dei casi ad un comodo alibi: la colpa non è dell’alunno, ma dell’insegnante che ce l’ha con lui, celando responsabilità dirette e indirette, sia del figlio che dei genitori.

Questo comportamento conduce alla distruzione del triangolo vincente che promette l’equilibrio insegnante-alunno-genitore, che dovrebbe essere incoraggiato e valorizzato per garantire buoni risultati. Questo perché la scuola deve provvedere non solo all’istruzione, ma anche a trasmettere valori importanti nell’ottica di una necessaria educazione civica che prepari buoni cittadini, come ad esempio il rispetto delle regole, la tutela dei deboli il principio di equità.

I requisiti per diventare insegnante delle scuole medie

Per diventare insegnante nelle scuole medie, cioè nelle scuole secondarie di primo grado, è necessario conseguire il titolo di accesso e l’abilitazione all’insegnamento. Il titolo di accesso si riferisce ai titoli di studio minimi richiesti, che sono quelli prescritti nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 19 del 14 febbraio 2016, successivamente modificato dal Decreto ministeriale 259 del 9 maggio 2017, che si possono sintetizzare come segue:

  • Laurea di Vecchio Ordinamento, come da Tabella A D.P.R. 19/16;
  • Laurea Specialistica o Magistrale di Nuovo Ordinamento, come da Tabella A D.P.R. 19/16;
  • Diploma accademico di II livello, Diploma di Conservatorio o di Accademia di Belle Arti Vecchio Ordinamento, come da Tabella A D.P.R. 19/16;
  • Diploma di scuola superiore (per gli insegnamenti tecnico pratici), come da Tabella B D.P.R. 19/16.

Se si è in possesso del solo titolo di accesso all’insegnamento, è possibile richiedere l’inserimento nelle graduatorie di Istituto di terza fascia, esclusivamente per supplenze a tempo determinato.

Le nuove modalità di reclutamento e di immissione in ruolo

Il D. Lgs. 59/2017 ha recentemente modificato le procedure di abilitazione e di reclutamento nella scuola secondaria. Il concorso resta la modalità che consente l’accesso alla professione di docente. Il reclutamento, invece, avviene per metà dalla graduatoria concorsuale di merito e, per l’altra metà, dalle GAE, cioè dalle graduatorie ad esaurimento. Conseguentemente al reclutamento, è l’immissione in ruolo a tempo indeterminato.

In particolare, ai futuri concorsi banditi ogni 2 anni a partire dal 2018, potranno partecipare tutti i docenti in possesso dell’abilitazione, che si acquisirà mediante un percorso di formazione triennale.

Il nuovo sistema di reclutamento, detto Formazione Iniziale, Tirocinio e Inserimento (FIT), prevede tre procedure per l’immissione in ruolo:

  • La prima riguarda i docenti in possesso dell’abilitazione, per i quali è prevista solo una prova orale;
  • La seconda è riservata ai docenti iscritti nella terza fascia delle graduatorie d’istituto, con almeno tre anni di servizio negli ultimi otto. È prevista una sola prova scritta e una orale e i vincitori saranno inseriti nel percorso FIT.
  • La terza è rivolta agli aspiranti docenti in possesso di laurea, per i quali sono richiesti 24 CFU aggiuntivi. Attraverso il nuovo percorso FIT, della durata di 3 anni, si consegue l’abilitazione all’insegnamento. Le modalità di conseguimento dei CFU necessari, sono stati disciplinati con D. M. n. 616 del 10/2017.

Allo stato attuale i decreti attuativi delle procedure già descritte sono in corso di emanazione.

insegnare

Avvio alla professione di insegnante

Al termine del primo anno di FIT, l’insegnante conseguirà il diploma di specializzazione. Nel corso del secondo e terzo anno, l’insegnante potrà perfezionare le sue competenze professionali attraverso il tirocinio diretto. Il FIT viene retribuito per l’intero arco della sua durata, in misura crescente. Le supplenze, cioè gli incarichi a tempo determinato, sono la via prioritaria per iniziare la professione. C’è da aggiungere che la supplenza annuale, eventualmente esercitata nell’ultimo anno di FIT viene considerata oggetto di prova ai fini dell’immissione in ruolo.

Queste nuove procedure dovrebbero snellire l’intero iter che ha come obiettivo finale l’assunzione a tempo indeterminato. Purtroppo per molti insegnanti ancora iscritti nelle GAE, il passaggio in ruolo sembra ancora un traguardo difficilmente raggiungibile in vita. La realtà è che, eccettuato il caso in cui vengano costruite nuove scuole, i posti disponibili sono già coperti in buonissima parte da insegnanti di ruolo e, per la restante parte, da migliaia di docenti in lista per una supplenza, che dovranno attendere il ricambio generazionale oppure l’eventuale predisposizione di nuove classi di concorso a cui abilitarsi, per avere maggiori chance di ottenere una cattedra.

I lati positivi del lavoro di insegnante e la retribuzione

Il faticoso lavoro dell’insegnante, su cui gravano responsabilità non da poco, è ampiamente compensato dalla gratificazione che riesce a generare. Il lavoro non è semplice ma non è comune: partecipare al processo di crescita e formazione di individui, istruire le loro coscienze e le loro menti, essere il loro punto di riferimento, incrociare le loro vite e poi vederli proseguire verso il loro futuro nella consapevolezza di avere fatto il massimo per loro… tutto ciò ha un forte fascino e provoca immensa gioia.

Non è un lavoro comune, appunto, è lo scopo di un’esistenza. Per tutto questo, gli aspiranti insegnanti devono avere pazienza, forte motivazione e perseveranza perché:

“L’insegnante mediocre dice. Il buon insegnante spiega. L’insegnante superiore dimostra. Il grande insegnante ispira”, (William Arthur Ward).

L’incredibile valore dell’insegnamento, purtroppo, si scontra con la retribuzione che non è decisamente commisurata all’importanza di questo lavoro. Per noi è strano che coloro che hanno in mano le menti delle prossime generazioni, siano pagati meno di coloro che svolgono la manutenzione sugli impianti idraulici. Infatti, lo stipendio parte da un minimo di 20 mila ad un massimo, inteso come raggiungimento di almeno 35 anni di servizio, di 34 mila euro all’anno.

Anna

Blogger e collaboratrice del network PUNTO Blog. Mi occupo principalmente di salute, diritti del lavoro e tutela dei consumatori.

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