La guida turistica è la persona che accompagna i turisti nel corso di un viaggio, per scoprire le varie mete di interesse locale e provvedendo ad illustrare le caratteristiche artistiche, culturali e storiche delle attrazioni.

L’articolo 3 della legge 97/2013, che segue la normativa europea, disciplina il settore. Purtroppo, il fatto che ogni Regione possa decidere autonomamente il percorso per diventare guida turistica, crea mancanza di uniformità e una discreta confusione.

I siti di interesse sono individuati con decreto e suddivisi per Regione di appartenenza. Ogni Regione provvede, successivamente, a rilasciare la specifica abilitazione per l’esercizio della professione di guida turistica.

Come diventare guida turistica

Per accedere all’esame di abilitazione per svolgere l’attività di guida turistica all’interno dei siti italiani di interesse storico, artistico e archeologico, è necessario possedere i seguenti requisiti, ai sensi dell’art. 3 del citato D.M.:

  • maggiore età;
  • cittadinanza italiana o cittadinanza di stato membro dell’Unione Europea;
  • godimento dei diritti civili e politici;
  • possesso della qualifica professionale di guida turistica conseguita negli Stati membri dell’Unione Europea o di abilitazione all’esercizio della professione qualora lo Stato membro dell’Unione Europea di provenienza della guida preveda un’abilitazione per lo svolgimento della professione;
  • assenza di condanne passate in giudicato per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a due anni e nel massimo a cinque anni, fatti salvi gli effetti della riabilitazione;
  • diploma di laurea triennale.

I soggetti interessati possono accedere all’esame di abilitazione. Con proprio bando, sono le Regioni a pubblicare l’avviso mediante il quale si pubblicizzano le sessioni d’esame. Tale bando deve indicare, obbligatoriamente, i termini e le modalità di presentazione della domanda.

L’esame, che permette di conseguire l’abilitazione, deve accertare le competenze del candidato. L’esame si compone di tre prove, una scritta, una orale e una tecnico-pratica:

  • La prova scritta consiste in una serie di quesiti a risposta multipla nelle seguenti materie: nozioni generali di legislazione e di organizzazione turistica italiana; storia dell’arte italiana, con particolare riferimento ai siti oggetto di domanda.
  • La prova orale consiste in un colloquio, in lingua italiana, sulle materie oggetto della prova scritta.
  • La prova tecnico-pratica consiste nella simulazione di una visita guidata, in lingua italiana, su un sito dell’elenco a scelta della Commissione, anche mediante l’ausilio di un supporto multimediale.

Se l’esame viene superato, allora l’abilitazione ottenuta consente l’iscrizione nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico, tenuto a livello nazionale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Le Regioni provvedono a fornire ai soggetti abilitati un apposito tesserino di riconoscimento, comunemente noto come patentino, che ha anche la funzione di attestare il possesso dell’abilitazione.

La formazione

La legge disciplina puntualmente gli aspetti che riguardano l’esame, l’abilitazione e i requisiti della guida turistica. È stabilito che il titolo di studio minimo per accedere alla professione è un diploma di laurea triennale, senza specifica alcuna dell’indirizzo. Per quanto riguarda la formazione, questa sembra essere lasciata all’iniziativa dell’aspirante guida turistica, potendosi preparare all’esame anche in forma autonoma. Gli aspetti pratici, però, sono lasciati alla competenza delle singole Regioni, ai quali siti istituzionali si raccomanda di fare riferimento visto che ogni Regione può adottare provvedimenti e stabilire requisiti anche differenti rispetto alle altre.

La legge, infatti, stabilisce solo i contenuti minimi obbligatori. Pertanto, alcune Regioni hanno individuato specifiche lauree che esonerano dalla partecipazione ai corsi di preparazione all’esame di abilitazione. Per gli altri sarà necessario frequentare tali corsi per accedere all’esame. In ogni caso valutare la partecipazione ad un corso di formazione non sembra un’idea sbagliata. Vi consigliamo di scegliere un corso riconosciuto dalla Regione competente, che sarà utile ai fini della vostra preparazione e vi permetterà di ottenere una formazione mirata e specifica che difficilmente si può ottenere con il “fai da te”.

Inoltre, è sempre un’occasione per entrare in contatto con altri operatori del settore e porre le basi per ulteriori occasioni di crescita, mediante scambi interculturali e confronti costruttivi.

Di solito i programmi oggetto dei corsi devono affrontare, almeno in parte, i seguenti argomenti:

  • Storia e archeologia;
  • Cultura e folklore;
  • Legislazione turistica;
  • Elementi di geografia e geomorfologia;
  • I trend, il turismo sostenibile, l’ecoturismo, il turismo culturale, il turismo enogastronomico;
  • Lavorazione e produzioni tipiche nei diversi ambiti di paesaggio;
  • Deontologia professionale;
  • Gestione operativa del tour;
  • Progettazione e organizzazione delle escursioni ed itinerari turistici;
  • Psicologia e turismo;
  • Psicologia ambientale, sostenibilità e comportamenti ecologici;
  • Il marketing della guida turistica;
  • Il mercato: clienti e concorrenti.

Prospettive di lavoro

L’Italia è decisamente il Paese più indicato per fare la guida turistica, per il fatto di essere ricca di storia e di un patrimonio culturale, artistico, archeologico di immenso valore. Se siete nel posto giusto, dovrete anche essere le persone giuste, cioè: nutrire una profonda passione per la storia, le tradizioni, il territorio e l’ambiente; avere in aggiunta un’ottima cultura generale sulla storia del nostro Paese, approfondimenti in storia dell’arte possono essere molto utili; conoscere almeno due lingue straniere, tra cui l’inglese; avere buone capacità relazionali che vi consentano di coinvolgere persone diverse, provenienti da Paesi diversi.

Il tipo di lavoro permette di accumulare un arricchimento a livello personale e professionale, destinato a crescere nel tempo. Gli sbocchi lavorativi più diffusi consistono nel cercare e trovare impiego presso gli Enti Gestori dei beni culturali, a livello comunale, provinciale e regionale oppure presso agenzie di viaggio. I guadagni sono variabili e dipenderanno, in particolare, dal sito di interesse, dal periodo dell’anno (alta o bassa stagione) e dal tipo di contratto applicato.

Resta da dire che è decisamente un lavoro affascinante e dinamico, a contatto con persone sempre nuove e con luoghi evocativi e interessanti. Rende partecipi alla cura e alla conservazione dei beni culturaliperpetuando il loro valore attraverso il tempo, per mezzo delle persone stesse.