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Maternità e lavoratrici con partita Iva: cosa dice la legge

È idea diffusa che le lavoratrici con partita Iva al momento della maternità non abbiano alcun tipo di diritto associato alla condizione lavorativa. Nulla di più errato.

Non solo le dipendenti con contratto lavorativo di tipo subordinato detengono il diritto a ricevere l’indennità prevista in questo delicatissimo periodo dell’esistenza: anche le lavoratrici autonome con partita Iva possono infatti usufruire delle agevolazioni previste.

In questa guida affrontiamo tutti gli aspetti di questa questione molto importante per chi è in stato di gravidanza.

Partita Iva: a chi spetta l’indennità di maternità

L’indennità di maternità spetta per legge a tutte le lavoratrici che operano in regime di partita Iva con regime forfettario.

Il criterio fondamentale per accedere alle agevolazioni previste è quello di essere in regola con il versamento dei contributi, in special modo quelli relativi alla maternità, oltre ovviamente ad essere regolarmente iscritte alla gestione INPS.

Le categorie di lavoratrici a partita Iva che rientrano nel diritto

Passiamo ora a un tema importante: a quali categorie professionali che operano con partita Iva spettano l’indennità di maternità e/o il congedo parentale previsto anche per i padri?

Rientrano nel diritto alla maternità le seguenti categorie di lavoratrici autonome:

  • Commercianti
  • Artigiane
  • Le coltivatrici dirette
  • Chi lavora come mezzadra
  • Le imprenditrici agricole
  • Le pescatrici autonome del settore della piccola pesca

Restano escluse tutte le categorie non espressamente riportate nell’elenco sopra esposto.

Durata della maternità per le partita Iva

Se quindi si è in regola con i versamenti dei contributi e regolarmente iscritte alla gestione INPS, si rientra nel diritto di ricevere l’indennità di maternità esattamente come se si lavorasse in qualità di lavoratrice dipendente.

Il diritto consiste in un’indennità erogata per la durata di cinque mesi, periodo che si calcola partendo da due mesi prima e fino a tre mesi dopo il parto.

L’unica differenza sostanziale tra il lavoro dipendente e quello autonomo con partita Iva è rappresentato dal fatto che, nel primo caso l’astensione dal lavoro è obbligatoria e per tutto il periodo previsto, nel caso delle lavoratrici autonome queste possono scegliere anche di continuare a lavorare durante tutto il periodo della gestazione.

Altro elemento che rende simili le due condizioni: l’indennità spetta alle lavoratrici autonome anche nel caso in cui abbiano deciso di prendere in affidamento oppure di adottare un bambino, come scoprirai nel prossimo paragrafo.

Indennità di maternità in caso di adozione o affido

Anche per le mamme lavoratrici autonome che hanno deciso di adottare o prendere un minore in affido è previsto il diritto a percepire l’indennità di maternità e paternità o, come si dice oggi, l’indennità parentale.

In casi simili, però, si calcolerà un periodo di cinque mesi successivi all’ingresso del minore adottato o in affido nel nucleo familiare, partendo dal primo giorno di accesso in famiglia.

Per ciò che concerne gli affidamenti preadottivi o le adozioni internazionali, la lavoratrice a partita Iva ha diritto a percepire un’indennità pari a cinque mesi.

Diverso è il caso degli affidamenti non preadottivi: in casi simili l’indennità sarà erogata per un periodo di soli tre mesi che devono essere percepiti, anche se in maniera frazionata, entro il periodo dei primi cinque mesi dal giorno dell’affidamento.

Indennità di paternità

Come nel caso della maternità per le lavoratrici dipendenti, anche per le lavoratrici con la partita Iva si seguono le medesime regole che coinvolgono il padre nei seguenti casi:

  • Per grave infermità o morte della madre
  • Per abbandono del figlio o a causa del mancato riconoscimento del neonato da parte della madre
  • Quando si verifica l’affidamento esclusivo del figlio al padre

Nei casi sopra esposti il periodo di indennità di paternità è lo stesso previsto per la maternità, o comunque per il periodo non usufruito dalla madre lavoratrice.

Se la madre non lavora, ecco che scatta il diritto esclusivo al periodo di paternità ma solo per i tre mesi successivi al parto.

Come si calcola l’indennità mensile

Per calcolare l’importo dell’indennità mensile, che sarà erogata per cinque mesi, si deve prendere come dato il reddito professionale dichiarato nel corso del secondo anno precedente alla domanda di indennità.

Sarà su questo importo che si calcolerà la mensilità, che sarà retribuita per un valore pari all’80%.

Durante i primi tre anni di vita del minore la lavoratrice a partita Iva ha diritto anche ai sei mesi di congedo parentale, calcolato però al 30% secondo i parametri sopra descritti.

L’assegno mensile sarà anticipato dall’INPS che successivamente si avvarrà, per il recupero delle somme, sulle aziende clienti della lavoratrice.

L’erogazione può avvenire nelle seguenti modalità:

  •  Tramite bonifico presso un ufficio postale
  •  Con accredito su conto corrente bancario o postale

Al momento della presentazione della domanda è necessario scegliere la modalità di erogazione

Come si presenta la domanda

L’istanza si inoltra in via telematica attraverso la piattaforma web dell’INPS. È possibile occuparsi autonomamente dell’inoltro della domanda, se si dispone di  uno SPID, Sistema Pubblico di Identità Digitale, oppure rivolgersi a un patronato che si occuperà della pratica.

ATTENZIONE: la domanda può essere presentata anche nel caso in cui l’iscrizione alla gestione della previdenza sia avvenuta in data successiva all’inizio della gestazione.

È però bene rammentare una regola: nel caso in cui i termini di legge per l’iscrizione alla gestione relativa al proprio settore professionale è avvenuta entro i termini di legge, l’indennità di maternità sarà garantita per tutto il periodo previsto dalla normativa in vigore.

Diversa la situazione nel caso in cui la partita Iva sia stata attivata dopo l’inizio del periodo di maternità, ecco che il diritto all’indennità spetterà esclusivamente nel periodo che seguirà l’attivazione dell’attività professionale.

Emilia Urso Anfuso

Giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica.
Scrive per Libero - edizione in edicola - di politica, economia e attualità.
Collabora con altre testate di informazione nei settori della macro economia e del fisco.
Scrive per consumatori.blog, assistenza-clienti.it e lavoratori.blog.
Fondatrice e direttore responsabile, dal 2006, della testata giornalistica di informazione online: www.gliscomunicati.it
Sociologa.
Esperta di comunicazione.
Scrittrice: i suoi libri sono in vendita su Amazon.

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