Diventare avvocato, difendere le persone sospettate di aver commesso un reato…è il sogno di molti giovani che anche in Italia sperano di poter diventare un giorno uno degli avvocati tra quelli di cui si parla sulle cronache giudiziarie dei giornali nazionali.

Studiare Giurisprudenza è una scelta da persone convinte di ciò che è la propria missione lavorativa, perché si tratta di temi non facili, ed è necessario applicarsi molto nello studio.

Però, è anche un tipo di competenza che può aprire le porte a una moltitudine di opportunità di lavoro, non sempre legata alle aule dei tribunali.

Cerchiamo quindi di comprendere in maniera approfondita come si diventa avvocati e quali altri sbocchi professionali possono esistere dopo aver conseguito una laurea in Giurisprudenza.

Laurea in Giurisprudenza: a ciclo unico o triennale?

Il corso di laurea magistrale in Giurisprudenza è il primo passo: iscriversi all’Università scegliendo questo tipo di ramo permetterà di procedere verso la carriera di avvocato o di scegliere un altro tipo di professionalità legato sempre alle tematiche legali.

I tipi di percorsi di formazione accademica sono due: quello a ciclo unico o la laurea triennale. Nel primo caso si tratta di un percorso universitario quinquennale, e che corrisponde a 300 crediti distribuiti in un massimo di 30 esami.

Esiste una seconda opzione, il corso esennale che equivale a 360 crediti distribuiti in un massimo di 36 esami.

Conseguire una laurea magistrale consente di garantirsi una formazione di alto livello che permette l’esercizio di professioni regolamentate come quella di avvocato, e di attività ad alta qualificazione. Si tratta della cosiddetta “Laurea specialistica”.

La laurea triennale in Giurisprudenza è invece una sorta di livello base dell’acquisizione delle competenze in materia giuridica, tanto da essere denominata “Laurea di primo livello” o semplicemente laurea, in quanto è considerata, a tutti gli effetti, l’inizio del percorso dell’educazione di livello universitario, e questo non solo per quanto riguarda le materie legate alla Legge, ma per tutti i percorsi di laurea.

ATTENZIONE: oggi l’offerta formativa accademica offre un ventaglio di opportunità molto vasto, che consente anche di potersi iscrivere alle università telematiche, utili per esempio agli studenti lavoratori, che possono così seguire i corsi da remoto per poi dare gli esami in sede.

I corsi di laurea online sono riconosciuti dal MIUR ma è necessario verificare l’attendibilità dell’ateneo.

La pratica forense

Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, arriva il momento di attivarsi per la pratica forense. Essa consiste nel praticantato professionale da eseguire presso uno studio legale il cui titolare è il cosiddetto dominus, che tradotto dal Latino significa maestro.

La scelta dello studio legale presso il quale andare a fare pratica è molto importante, perché un alto livello di professionalità garantirà un maggior apprendimento di competenze di alto livello.

Per garantirsi una formazione pratica a 360° la scelta migliore è quella di uno studio legale che operi sulle diverse tipologie di Diritto. Il praticantato dura 18 mesi, e per poter diventare avvocato a tutti gli effetti è necessario che il tirocinante partecipi ad almeno 20 udienze in tribunale per ogni semestre di praticantato.

La presenza alle udienze va poi registrata sul verbale di udienza e anche sul libretto di tirocinante. Allo scadere del primo semestre di pratica forense il tirocinante può partecipare alle udienze anche in assenza del dominus.

Dal 2018, però, alcune cose sono cambiate. I praticanti devono frequentare un corso di formazione della durata di 160 ore, oltre alla pratica forense di 18 mesi, anche se si può decidere – in alternativa – la partecipazione a uno dei corsi seguenti:

  • Scuola di specializzazione della durata di 12 mesi
  • Pratica forense presso l’Avvocatura dello Stato, o l’Avvocatura distrettuale o presso gli uffici giudiziari o gli enti pubblici per 12 mesi
  • Praticantato di sei mesi presso uno studio legale in uno degli Stati della UE
  • Tirocinio di sei mesi da effettuare durante l’ultimo anno del corso di laurea, ma è un’opzione possibile solo nel caso in cui l’ateneo abbia stretto una convenzione in tal senso con l’ordine forense

L’esame di abilitazione

A conclusione del praticantato, ci si sottopone all’esame di abilitazione, che si compone di tre prove scritte e una orale.

Le prove scritte si tengono in Dicembre, e per essere ammessi alla prova orale è necessario aver raggiunto agli esami scritti  un punteggio totale pari a 90 punti.

L’esito degli esami scritti viene pubblicato solitamente a metà Giugno, mentre quello degli esami orali a metà settembre.

Come si svolgono gli esami scritti

Gli esami scritti per l’abilitazione alla professione di avvocato sono tre: un elaborato su un parere di tipo civilistico, uno penale e infine è necessario redigere un atto giudiziario a scelta del candidato tra diritto penale, diritto civile e diritto amministrativo.

Come si svolge l’esame orale

Per ciò che concerne l’esame orale gli esaminandi vengono interrogati su cinque materie a scelta. Le stesse saranno quindi discusse davanti a una commissione composta di professori universitari, magistrati, avvocati e giuristi.

Se si passa l’esame di abilitazione ci si può iscrivere all’Albo degli Avvocati ed è obbligatorio iscriversi anche alla Cassa Forense per il versamento dei contributi così come è stabilito dalle normative vigenti.

Iscriversi all’Albo degli Avvocati senza esame di abilitazione

Esistono alcuni casi in cui non è necessario passare l’esame di abilitazione forense. Si tratta di alcune figure professionali, ecco quali:

  • Professori universitari in materie giuridiche di ruolo per cinque anni
  • Magistrati ordinari, amministrativi, contabili o militari
  • Avvocati dello Stato

Il consulente legale

Se non si supera l’esame di abilitazione è possibile esercitare ma esclusivamente per attività stragiudiziale, quindi nell’ambito della consulenza legale per esempio per redigere contratti o per dirimere arbitrati.

In alternativa esistono molte opportunità per lavorare in azienda con incarichi nei settori delle risorse umane o nei dipartimenti legali interni.