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Diventare Professore di scuole superiori: formazione, abilitazioni e salario

La scuola secondaria di secondo grado, detta comunemente scuola superiore, dura 5 anni ed è diretta agli alunni di età compresa dai 14 ai 19 anni. A questo percorso appartengono, i licei, gli istituti tecnici e quelli professionali. L’obbligo scolastico termina a 16 anni, gli ultimi due anni della scuola dell’obbligo, cioè quelli che vanno dai 14 ai 16 anni, possono essere assolti nella scuola superiore o nei percorsi di istruzione e formazione professionale, ai sensi della L 133/2008.

In considerazione di ciò, è nella scuola superiore che potrebbero manifestarsi casi di abbandono scolastico, che andrebbero preventivamente individuati ed evitati. Questo rende la scuola superiore più problematica da gestire, per gli insegnanti, anche a causa dell’età più elevata degli alunni.

I requisiti per diventare insegnante della scuola superiore

Per diventare insegnante nella scuola secondaria di secondo grado, è necessario conseguire il titolo di accesso all’insegnamento, cioè uno dei titoli di studio prescritti nel D.P.R. n. 19 del 14/02/16, successivamente modificato dal D.M. n. 259 del 09/05/17. Il titolo di studio è la laurea vecchio ordinamento o specialistica/magistrale. Esclusivamente per insegnare materie tecnico – pratiche, come ad esempio educazione fisica, è sufficiente uno specifico diploma.

Si consiglia la consultazione delle tabelle A e B, allegate al D.P.R. n. 19/16, per verificare per ciascuna classe di concorso, le materie ad essa collegate e, corrispondentemente, i titoli di accesso richiesti. Per l’insegnamento di sostegno agli alunni diversamente abili sono validi gli stessi titoli di studio.

Il titolo di accesso è solo uno dei requisiti richiesti per iniziare la carriera di insegnante. L’abilitazione completa la lista dei requisiti essenziali. Il Decreto Legislativo n. 59/2017, ha modificato le regole di accesso alla professione di insegnante a partire dal 2018, valido però solo per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Una delle principali novità è chiamata FIT (formazione iniziale e tirocinio), cioè le nuove procedure introdotte in merito alla formazione iniziale dei docenti e al loro reclutamento.

Il reclutamento e l’immissione in ruolo

Prima di essere immessi in ruolo, i docenti vincitori del Concorso Pubblico, per titoli ed esami, dovranno frequentare un percorso formativo. Potranno, così, accedere al FIT articolato in tre anni:

  • Durante il primo anno, il FIT è organizzato presso le strutture accademiche per una durata di 250 ore  e presso le scuole per una durata di 150 ore. Al termine si potrà conseguire il diploma di specializzazione all’insegnamento. Durante il FIT è previsto un compenso di 600 euro mensili in aggiunta al compenso per le eventuali supplenze brevi.
  • Il secondo anno comprende il tirocinio nelle scuole integrato con l’avvio delle prime attività di insegnamento, in termini di supplenze brevi fino a 15 giorni. Il compenso è pari a 600 euro mensili, oltre alla retribuzione per le supplenze brevi.
  • Nel terzo anno l’insegnante avrà l’assegnazione di una cattedra vacante per una supplenza annuale, ricevendo la corrispondente retribuzione.

Al termine del percorso triennale FIT, l’insegnante può essere assunto a tempo indeterminato.

Ovviamente, mentre il reclutamento è possibile solo attraverso il Concorso Pubblico, l’immissione in ruolo è ancora condizionata dalle graduatorie ad esaurimento, le GAE. I posti disponibili, infatti, saranno coperti nella misura del 50% attraverso le graduatorie di merito in seguito al concorso e, per l’altro 50%, attingendo dai nominativi presenti nelle GAE, in cui sono inseriti i docenti già abilitati ma in attesa di una cattedra a tempo indeterminato.

Da precisare che l’accesso alla modalità di reclutamento, cioè il concorso, è subordinata alla maturazione di 24 CFU da acquisire in diverse discipline e metodologie didattiche. I crediti possono essere maturati in forma curricolare, aggiuntiva o extra curricolare esclusivamente presso enti universitari o dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. È prevista la possibilità di maturare fino ad un massimo di 12 crediti in modalità telematica. 6 crediti, inoltre, devono essere acquisiti in almeno 3 dei seguenti ambiti:

  1. pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione;
  2. psicologia;
  3. antropologia;
  4. metodologie e tecnologie didattiche.

Il Decreto MIUR n. 616 del 10 agosto 2017 stabilisce i percorsi possibili per maturare i 24 crediti necessari per partecipare al Concorso Pubblico, gli Enti coinvolti e i costi per contribuzione e diritto allo studio. L’aspirante docente vicino a completare il percorso universitario, potrà integrare gli esami mancanti grauitamente. Chi, invece, è già in possesso del titolo di studio, potrà contribuire nella misura massima di 500 euro, proporzionalmente ridotta in base al numero dei crediti da conseguire.

Prospettive di lavoro

Il percorso per diventare insegnante si è fatto, nel corso del tempo, sempre più lungo e complesso. Ci piace pensare che il fine è stato quello di formare insegnanti più preparati e consapevoli dell’importantissimo ruolo svolto nella società di oggi, cioè formare generazioni future di buoni e istruiti cittadini. Il principale problema dell’insegnante abilitato resta quello di trovare una cattedra vicino al luogo di residenza.

Infatti, l’aspetto più desolante risulta quello di essere costretti a vivere nel luogo di lavoro ma lontano dalla famiglia, nei casi in cui essa non possa essere spostata. Questo è il principale motivo che spiega l’esistenza delle GAE, in cui sono iscritti ancora migliaia di docenti in attesa di una sede, per la propria classe di concorso, che sia compatibile con la loro vita.

Proprio per questo, è necessaria molta dedizione, determinazione e perseveranza per affrontare una carriera di insegnante. E anche pazienza, in attesa del rinnovo del contratto 2019-2021 che assicuri un aumento della retribuzione tabellare. Sappiamo che per il 2019 è stata scongiurata la riduzione degli stipendi degli insegnanti che hanno rischiato di perdere l’elemento perequativo. Pertanto, la loro retribuzione del prossimo anno dovrebbe essere la medesima di quella percepita nel 2018.

Quindi, le retribuzioni base annuali lorde, previste anche per il 2019, sono di seguito riportate. Esse variano a seconda dell’anzianità di servizio:

  • 0 – 8 anni:    21.693,22 Euro;
  • 9 – 14 anni:   24.890,51 Euro;
  • 15 – 20 anni: 27.319,69 Euro;
  • 21 – 27 anni: 30.414,95 Euro;
  • 28 – 24 anni: 32.444,07 Euro;
  • oltre i 35 anni: 34.052,17 Euro.

Anna

Blogger e collaboratrice del network PUNTO Blog. Mi occupo principalmente di salute, diritti del lavoro e tutela dei consumatori.

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