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Lavoro contratto

Fare stage a 30 anni: conviene?

Il tirocinio, detto anche stage, indica un’esperienza presso un datore di lavoro pubblico o privato, di durata variabile e non necessariamente retribuita. La finalità dello stage è quella di far maturare valide esperienze professionali, per far acquisire pratica che possa favorire l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

Il momento migliore per fare uno stage

Di norma lo stage dovrebbe accompagnare il periodo di studi e consentire di spezzare la teoria con la pratica, in modo che al termine del percorso universitario, o scolastico professionale, lo studente possieda un titolo di studio più spendibile, perché arricchito da esperienza. Ciò dovrebbe agevolare il percorso di ricerca dell’occupazione ed aumentare le possibilità di essere selezionati.

Anche se è più indicato svolgere almeno uno stage durante gli studi, può capitare che il tirocinio venga effettuato al termine del percorso. A questo proposito dobbiamo riconoscere che, di solito, sono le stesse università ad attivare convenzioni con soggetti pubblici o privati, al fine di offrire ai neolaureati la possibilità di maturare esperienze utili a costruire un curriculum vitae migliore.

Accade, anche, che al termine dello stage, se svolto con esito positivo, si manifestino le opportunità per un collocamento stabile all’interno dello stesso ente o società. Inoltre, l’aver già svolto un periodo di pratica, all’interno dell’azienda in cui vi siete candidati per la copertura di una posizione vacante, spesso è un elemento tenuto in buona considerazione, se non richiesto da parte del recruiter.

La situazione oggi in Italia

Quello a cui stiamo assistendo negli ultimi anni, assomiglia ad un vero e proprio boom nel mercato degli stage. Se solo 6 anni fa, gli stage attivati a livello nazionale superavamo di poco i 60.000 annuali, oggi sono quasi triplicati. L’anno della svolta coincide con il 2015, in cui entrò in vigore la Garanzia Giovani, cioè il Piano Europeo per contrastare la disoccupazione.

La finalità del programma formativo era quella di offrire ai giovani, di età compresa tra i 15 e i 29 anni, una serie di programmi, iniziative, servizi informativi, percorsi personalizzati e incentivi per garantire opportunità di orientamento, formazione e inserimento nel mondo del lavoro. Nei primi 6 mesi del 2017 sono stati attivati oltre 185.000 tirocini. Dopo il boom del 2015, il trend continua a mantenersi in costante crescita.

Dall’analisi della situazione attuale, sembra che il tirocinio sia diventato qualcosa di più, rispetto ad un semplice periodo di formazione ed orientamento. Sono, infatti, in aumento i casi di stage attivati in favore di soggetti over 45 per agevolare l’inserimento o il reinserimento sul mercato del lavoro. Inoltre, dall’ultimo osservatorio sui dati, i tirocini attivati in favore di studenti o comunque di under 30 non sono la maggioranza, come invece ci si poteva aspettare. E’, infatti, rilevante la componente di stagisti di età compresa tra i 30 e i 65 anni, che formano oltre la metà dell’intero segmento di popolazione. Inoltre, molto spesso, il tirocinio è la premessa ad un contratto di apprendistato. Ciò conferma il fatto che per le aziende lo stage ha preso il posto del periodo di prova.

Sembra proprio che la finalità originaria dello stage si sia un po’ persa per strada. Formazione e orientamento erano le aspettative, mentre oggi si parla di reinserimento di persone disagiate. Non possiamo non notare che stage richiesti da soggetti fra i 40 e i 65 anni segnalino una forte anomalia del sistema. Le criticità sono le seguenti:

  • Il mercato del lavoro nazionale è saturo e si caratterizza per una domanda massiccia e per un’offerta molto lieve;
  • Il periodo economico non è fortunato, perché esiste ancora un alto tasso di disoccupazione a fronte di una crescita non significativa;
  • Il periodo da dedicare agli studi si è allungato, tra corsi universitari, master, mobilità studentesca internazionale e stage. Pertanto, il titolo si consegue sempre più tardi e dunque in ritardo ci si affaccia sul mondo del lavoro.

Le precedenti osservazioni spiegano in buona parte perché lo strumento dello stage sia diventato quasi irrinunciabile, a volte anche dopo i 30 anni.

Lo stage per gli over 30 conviene?

Riepiloghiamo. Oggi i tirocini non si rivolgono più solo ai giovani e, a fianco a quelli di formazione e orientamento, vengono inseriti tirocini di reinserimento lavorativo. Basti pensare a coloro che hanno perso il lavoro o hanno cambiato la propria mansione, per necessità o per scelta dell’azienda in cui sono diventati “eccedenze di personale”. Questi soggetti manifestano, pertanto, l’esigenza di essere avviati verso un percorso formativo che permetta loro di essere ricollocati nel contesto professionale.

Poi ci sono i nuovi “giovani”, cioè coloro che a 30 anni suonati hanno in tasca un titolo di studio e nessuna esperienza. Questa, paradossalmente, è la categoria più difficile e anche più diffusa. Se conviene? Si, se non si hanno altre opportunità. Bisogna considerare, infatti, i pro e i contro. Se da un lato diventa difficile mantenere la serenità senza certezze a medio-lungo termine e, magari, senza un rimborso spese dignitoso, dovete tenere ben presente che nel complesso i tirocinanti trovano più facilmente lavoro rispetto a prima.

Secondo i dati forniti dall’Anpal, la durata dei tirocini si è allungata ed è aumentata la percentuale di stagisti che è stata assunta entro 6 mesi dalla fine del tirocinio. Si parla del 39,1% nel 2016, che non è poco considerando anche l’aumento dei tirocini nel corso del tempo. Pensate che 4 anni prima, cioè nel 2012, la percentuale era solo del 13,3%. Questa tendenza mette in luce due aspetti importanti:

  • È cambiata la mentalità di chi cerca lavoro, perché oggi si riconosce l’importanza di un percorso che traghetti verso le proprie aspettative. L’atteggiamento oggi non è più di attesa, ma attivo. Non può essere diversamente, vista la concorrenza fatta di un numero impressionante di giovani titolati, preparati e volenterosi che cercano di offrire le proprie competenze in modo equo. Pertanto, dovrete cercare di imparare meglio, più in fretta e molto di più rispetto a prima, cioè quando bastava una laurea qualunque a garantirvi un futuro.
  • I datori di lavoro cercano di ridurre il costo del lavoro, preferendo fasi formative e professionalizzanti, brevi o lunghe, che prendono il nome di stage e apprendistato che vanno a precedere il tradizionale rapporto di lavoro. Questo è sintomo di un’Italia ancora in crisi che deve risparmiare. Purtroppo, ciò sta avendo un impatto importante su retribuzioni e contributi.

L’alternativa allo stage in Italia è andare a lavorare all’estero, ma di questo parleremo un’altra volta.

Anna

Blogger e collaboratrice del network PUNTO Blog. Mi occupo principalmente di salute, diritti del lavoro e tutela dei consumatori.

2 commenti

  • Salve!
    Mi chiamo Mihaela e ho 39 anni. Attualmente lavoro in un azienda in modo continuativo da quasi 15 anni. Si come sto eseguendo un master triennale presso un accademia privata (che quindi per legge non da il diritto a permessi studio e per gli esami), intendo chiedere al datore di lavoro un aspettativa per motivi di formazione da poter frazionare in base a le varie sessioni d’esame. Non mi e chiaro pero se gli 11 mesi sono da fruire in un determinato arco di tempo (cioè limitato da una scadenza) o fruibili per tutto il periodo del master (cioè il biennio che mi manca fino al conferimento del titolo di studio)?
    La seconda cosa : e previsto un periodo di stage. Posso effettuarlo in un altra azienda o in quanto in aspettativa non e legale? Per sentito dire e fattibile ma io non trovo nessun articolo correlato che ne parli.
    Potrei gentilmente avere un vostro parere? Grazie!
    Cordialmente
    Mihaela Snihur

    • Salve Mihaela,
      La sua domanda è molto interessante e complessa e ci ha dato l’idea per una nuova rubrica. Ci stiamo infatti accordando con un consulente del lavoro che si presti a rispondere alle domande dei lettori, e la sua sarà sicuramente in cima alla lista!

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