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Gli aspetti fiscali del lavoro occasionale: quando aprire partita iva e quando non farlo

Il lavoro occasionale consiste nello svolgimento di una prestazione autonoma, da rendere senza vincoli di subordinazione e prevalentemente con lavoro proprio, avente ad oggetto un’opera o un servizio e dietro la corresponsione di un compenso. In questo modo non si verifica l’insediamento del collaboratore nella struttura aziendale.

Ciò significa che per la costituzione di un rapporto di lavoro occasionale non è richiesta la comunicazione obbligatoria al Centro per l’impiego competente, attraverso la trasmissione telematica del modello Unilav. Pertanto il ricorso al lavoro occasionale è indicato per quel collaboratore che intenda intraprendere attività lavorative in modo sporadico e saltuario, che non si possano configurare come abituali.

I requisiti e i limiti del lavoro occasionale

Possono accedere al lavoro occasionale anche i soggetti privi di partita iva. In caso contrario il reddito percepito si classifica come “diverso”. In ogni caso il reddito che ne scaturisce sarà soggetto a ritenuta alla fonte per lavoro autonomo nella misura del 20% dell’imponibile fiscale. Il versamento è a carico dell’utilizzatore mediante modello fiscale F24, con codice tributo 1040 ed entro la scadenza del 16 del mese successivo.

I limiti previsti della legge riguardano l’ammontare del reddito percepito e la durata del lavoro entro l’anno solare in cui il collaboratore occasionale lo svolge. Il lavoro, infatti, si dice occasionale se il collaboratore non lavora per più di 30 giorni e per un reddito che non supera ai fini inps i 5 mila euro. Ciò non significa che è possibile lavorare solo 30 giorni l’anno ma, più precisamente, che la collaborazione con uno stesso committente non può essere più lunga di trenta giorni in uno stesso anno solare, altrimenti l’attività diventa abituale e continuativa.

Il reddito percepito, entro i limiti suddetti, non richiede al collaboratore l’iscrizione alla gestione separata inps e non genera l’obbligo di provvedere alla contribuzione previdenziale. Pertanto la posizione del collaboratore occasionale, in questo caso, risulta regolare.

La forma del contratto e la ricevuta

Per il lavoro occasionale, il contratto non deve obbligatoriamente avere la forma scritta. E’ sufficiente l’accordo fra le parti e la conclusione del contratto può avvenire anche in forma orale.

Il collaboratore occasionale dovrà rilasciare apposita ricevuta, nella quale vanno obbligatoriamente indicati l’ammontare della ritenuta d’acconto e la percentuale di contributi se dovuti, perché oltre soglia. La ricevuta dovrà essere provvista di una marca da bollo da euro 2, se il compenso pattuito per la prestazione è maggiore di euro 77,47. Tale reddito per prestazione occasionale sarà oggetto della dichiarazione dei redditi annuale (Certificazione Unica) che il committente dovrà obbligatoriamente rilasciare al collaboratore entro i termini di legge (in genere entro il marzo di ogni anno), previa trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate.

In caso di superamento del limite di euro 5 mila annui

Se il reddito percepito supera la soglia fissata dalla legge ai fini inps (ossia i 5 mila euro annui), il collaboratore occasionale sarebbe soggetto al pagamento dei contributi INPS. Precisamente, oltrepassata la soglia prevista dall’attuale normativa vigente, per regolarizzare la posizione è obbligatorio iscriversi alla gestione separata INPS. In questo caso sarà necessario procedere al pagamento dei contributi ma solo sulla parte eccedente la quota di euro 5 mila.

I contributi a carico del collaboratore occasionale ammontano a 1/3 del totale, mentre la restante parte di 2/3 è a carico dell’utilizzatore, che dovrà provvedere al suo versamento con modello F24 entro il 16 del mese successivo.

L’effetto principale del superamento della soglia di euro 5 mila è quello di perdere il beneficio dell’esenzione contributiva e ciò vale sia per il collaboratore occasionale sia per l’utilizzatore.

La scelta migliore tra lavoro occasionale e partita iva

Per regolarizzare la vostra posizione potete decidere di aprire una partita iva, se il vostro reddito supera la misura massima consentita ai fini inps. Ciò significa divenire prestatori di lavoro autonomo in via continuativa. Mentre in entrambi i casi sussiste l’obbligo di versamento contributivo, il collaboratore occasionale, in questo caso, può accedere al regime fiscale più conveniente. Sarebbe, infatti, applicabile il regime dei minimi, che prevede un regime forfettario con aliquota al 15%, contro la ritenuta d’acconto al 20%, con evidente risparmio fiscale.

Per individuare la scelta migliore, ovviamente, bisognerà valutare bene ogni opzione in rapporto alla propria condizione lavorativa e alle possibilità future, in termini di mantenimento di un certo reddito annuo ai fini inps nel tempo. Bisognerà anche considerare che se si opti per il lavoro occasionale non si potrà prescindere dal carattere di occasionalità della prestazione. La sponsorizzazione del lavoro offerto configurerebbe, infatti, l’abitualità della prestazione resa dal collaboratore occasionale.

Il contratto di prestazione occasionale Inps

Un nuovo modo per regolarizzare la propria posizione di collaboratore occasionale è aderire alle prestazioni occasionali richieste dal datore di lavoro per mezzo dell’Inps. Il contratto di prestazione occasionale, insieme al libretto di famiglia, rientrano, infatti, tra gli strumenti a disposizione del datore di lavoro per ricorrere in via semplificata al lavoro occasionale. In via semplificata significa che tali modalità, introdotte dall’art. 54 bis, L. 96/2017 di conversione del decreto legge n. 50/2017, permettono il ricorso al lavoro occasionale o saltuario di ridotta entità, nei limiti previsti dalla legislazione vigente.

Tali prestazioni si differenziano principalmente in ragione della natura del soggetto utilizzatore che può coincidere con imprese, enti, aziende e professionisti, nel caso del contratto e con soggetti privati, nel caso del libretto di famiglia.

Il nuovo strumento cui poter fare ricorso già dal luglio di quest’anno si sostanzia nell’emissione da parte dell’Inps dei buoni-lavoro. I soggetti utilizzatori, se imprese, non dovranno però avere più di 5 dipendenti a tempo indeterminato. Il limite di reddito annuo percepibile è il medesimo.

La novità maggiore è che il collaboratore occasionale dovrà per forza iscriversi alla gestione separata Inps per avere una posizione regolare. Ciò comporta maggiori oneri ma anche maggiori tutele. Infatti, il collaboratore occasionale potrà beneficiare delle tutele derivanti dall’assicurazione contro la vecchiaia e contro gli infortuni e le malattie professionali.

Conclusioni

Il ricorso al lavoro occasionale resta la scelta preferita da coloro che hanno già un’attività e hanno la possibilità di sfruttare le proprie doti e procurarsi guadagni extra prestando la propria opera, al di fuori di un contesto tipicamente lavorativo. E’, inoltre, la soluzione consigliata a coloro che stanno tentando di avviare un’attività senza avere ancora la percezione degli introiti futuri.

In questi casi aprire una partita iva non è la scelta più conveniente, perché comporta anche dei costi iniziali e di gestione. Inoltre, scaturirebbe l’obbligo della contribuzione previdenziale che il soggetto interessato già assolve nell’ambito della propria attività principale e abituale.

Anna

Blogger e collaboratrice del network PUNTO Blog. Mi occupo principalmente di salute, diritti del lavoro e tutela dei consumatori.

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