Le nuove collaborazioni dell’economia digitale rappresentano importanti risorse per il tessuto sociale, composto da consumatori e imprenditori.

La facilità con cui si entra in contatto attraverso tecnologie avanzate in nuovi mercati, infatti, agevola l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e favorisce l’instaurazione di rapporti lavorativi all’insegna della collaborazione autonoma o subordinata e organizzata.

Tali fattispecie sono sempre più frequenti e generano un indotto in costante espansione. Infatti, in Europa si calcola siano oltre 5 milioni i nuovi posti di lavoro generati a partire dal 2014 dalla gig economy. Da qui la crescente necessità di trovare una regolamentazione scritta all'”economia dei lavoretti”, organizzati mediante piattaforme online in cui lavorano freelance, il cui lavoro è organizzato, spesso, come fosse di tipo subordinato.

La finalità di una regolamentazione condivisa risiede, principalmente, nel garantire dignità lavorativa e sicurezza sul lavoro. Pertanto, le piattaforme online di collaborazione costituiscono una inesauribile fonte di opportunità per tutti i soggetti coinvolti.

Però, in assenza di un chiaro quadro normativo, l’incertezza sulle norme applicabili aumenta notevolmente.

Il primato europeo di Bologna

Le aree urbane metropolitane sono i luoghi dove, più di ogni altro, si sviluppa in maniera importante l’economia collaborativa. Ed è così che proprio nella città metropolitana di Bologna, il 31 maggio 2018, è stata firmata la Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano. 

Bologna ha stabilito il primato a livello europeo di prima città che ha proposto, condiviso, approvato e applicato una Carta dei diritti fondamentali, a tutela dei lavoratori impegnati in aree urbane nell’economia digitale.

Bologna è il settimo comune più popolato di tutta Italia e ha saputo cogliere al volo le esigenze dei lavoratori delle nuove forme di economia collaborativa. Il Comune di Bologna, infatti, ha saputo trovare le risposte giuste ad un crescente bisogno di chiarezza e di tutela dei lavoratori appartenenti, specialmente, al settore del food delivery.

Gli obiettivi della “Carta dei diritti fondamentali del lavoro digitale nel contesto urbano”

Il Comune di Bologna si è impegnato a adottare e promuovere la “Carta dei Diritti” unitamente alle altre parti coinvolte, cioè i lavoratori, le Organizzazioni Sindacali e le piattaforme digitali.

L’obiettivo principale è quello di promuovere nel territorio urbano lo sviluppo di un posto di lavoro sicuro e dignitoso, garantendo il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei prestatori e il potenziamento di un settore in pieno sviluppo, ma ancora acerbo in termini di regolamentazione.

Gli obiettivi specifici, che devono tendere a realizzare l’obiettivo generale, sono:

  1. intervenire sulle modalità di accesso alle informazioni concernenti le condizioni di lavoro dei collaboratori, per migliorarla;
  2. migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori e collaboratori, indistintamente;
  3. promuovere il dialogo sociale tra imprese, organizzazioni sindacali e lavoratori digitali all’interno dell’area urbana;
  4. migliorare la trasparenza del mercato del lavoro digitale senza, tuttavia, che ciò comporti eccessivi costi a carico delle imprese;
  5. promuovere la diffusione di una nuova cultura del lavoro digitale non solo in Italia ma in tutta Europa.

Cosa prevede il documento del Comune di Bologna

La prima disposizione della “Carta dei Diritti” riguarda i diritti di informazione che costituiscono, a carico delle piattaforme digitali, un vero e proprio obbligo di informazione. 

Ciò significa che la tutela dei lavoratori prende le mosse dalla trasparenza delle condizioni di lavoro. Infatti, solo se si conoscono tutti gli aspetti del trattamento riservato ai collaboratori, si può valutare oggettivamente la sua congruità rispetto alla prestazione pattuita e resa.

In ogni caso, ai prestatori è dovuto un compenso equo e dignitoso, il diritto alla salute e alla sicurezza, il divieto di discriminazione, il recesso motivato e comunicato in forma scritta e con preavviso, la tutela del trattamento dei dati personali, il diritto di connessione e disconnessione libere e gratuite, la libertà di organizzazione sindacale e il diritto al conflitto.

Chi sono i soggetti coinvolti

Le parti contraenti, firmatarie della “Carta dei Diritti”, sono i lavoratori del settore digitale, le piattaforme di condivisione-collaborazione e le organizzazioni sindacali.

La definizione di piattaforme digitali risulta molta ampia e comprende quelle imprese che, qualunque sia la sede, mettono in relazione a distanza per via elettronica, le persone per la vendita di un bene, la prestazione di un servizio o lo scambio o la condivisione di un bene o un servizio.

Alcuni esempi di applicazione riguardano il settore del food delivery che a Bologna è molto sviluppato. Operano, infatti, aziende come: Sgnam, Mymenu, Deliveroo, Just Eat, Foodora e Glovo. Ma le possibilità di applicazione toccano anche il mondo dei content marketing per la creazione di testi, che mettono in contatto gli autori e gli editori e tante altre versioni digitali di altre attività. I lavoratori interessati, quindi, sono freelancecopywriterghostwriterarticolisti, imprenditori digitali della comunicazione che cercano di destreggiarsi in attività da svolgere e sviluppare con l’ausilio di tecnologie elettroniche avanzate. Le applicazioni concrete risultano, pertanto, numerosissime.

Bologna, un esempio da seguire

Bologna è stata la prima città in Europa a raccogliere un’esigenza nata dai lavoratori e farne un manifesto dei diritti. In un mercato recente e poco chiaro, Bologna è stato l’unico Comune a fare qualcosa di concreto per una categoria debole di lavoratori, garantendo all’interno dei territori urbani della città tutta una serie di diritti irrinunciabili che ha pensato bene di sancire formalmente in un documento condiviso.

Si tratta di un’iniziativa che farà storia e che non è restata lettera morta. Infatti, ogni 6 mesi l’amministrazione comunale istituisce un tavolo di monitoraggio fra le parti contraenti, per verificare l’efficacia, l’applicazione e i possibili miglioramenti della “Carta dei Diritti”.

Non solo, all’art. 11 il Comune di Bologna, per realizzare l’obiettivo generale del documento, mette a disposizione risorse e spazi idonei a promuovere la diffusione della Carta e dei suoi principi, prevede specifiche misure di carattere amministrativo che regolino i comportamenti, disincentivando quelli in contrasto con i principi della “Carta dei Diritti”.

Insomma, il contenuto della Carta è un perfetto esempio da esportare in tutte le altre città d’Italia e d’Europa. Nata con l’intento di regolamentare in particolare il settore del food delivery, risulta applicabile in maniera eccellente anche agli altri settori della gig economy.

Auspichiamo, pertanto, che la Carta trovi presto un’ampia e articolata diffusione.